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domenica 30 settembre 2012

Una banda di ladri

Milena Gabanelli, durante la puntata di Report appena andata in onda: 
La corruzione la scopri guardando la contabilità. Da dove vengono i soldi? Da dentro l’impresa, dove taroccando le voci di spesa puoi frodare il fisco o far saltar fuori i soldi che ti servono per oliare chi vuoi. Tutti pensiamo che il papà, l’ispiratore della legge che fa sparire il reato di falso in bilancio è Berlusconi. In realtà Berlusconi non ha fatto altro che ascoltare quello che la spina dorsale del Paese gli chiedeva. La prova è in questa lettera datata 17 aprile 1997, pubblicata dal Sole 24 Ore e firmata dalla migliore imprenditoria italiana. Siamo nei periodi… verso l’uscita di Tangentopoli, quindi un periodo duro. Di che cosa si lamentano gli imprenditori italiani? Del fatto che sono costretti a pagare le tangenti e che questo altera il mercato perché premia i più bravi a corrompere e non i più bravi a produrre? No. Il mondo dell’imprenditoria e della finanza, il migliore, esprime solidarietà al presidente della Fiat Cesare Romiti, appena condannato per falso in bilancio, frode fiscale, finanziamento illecito ai partiti e questa lettera è una
accorata richiesta di depenalizzazione del falso in bilancio. Questo è il passaggio cruciale: “si chiede di escludere dal perimetro delle responsabilità operative i fatti che abbiano una rilevanza marginale rispetto alle dimensioni dei conti delle imprese”. Cioè in sostanza vuol dire, per esempio: se un’impresa ha un patrimonio netto di qualche miliardo, non puoi trascinarla in tribunale perché ha falsificato le carte per qualche decina di milioni. L’imprenditoria dice: “smettetela di guardare dentro le nostre carte che a noi va bene di continuare a pagare. Seguono 45 firme, fra le quali: Piero Antinori, Antoine Bernheim, Enrico Bondi, Giancarlo Cerruti, Enrico Cuccia, Diego Della Valle, Ennio Doris, Giuseppe Gazzoni, Luigi Lucchini, Achille Maramotti, Alfio Marchini, Vittorio Merloni, Leonardo Mondadori, Letizia Moratti, Giannola Nonino, Umberto Nordio, Sergio Pininfarina, Andrea Riffeser Monti, Aldo Braghetti Peretti, Gianmario Rossignolo, Gianfranco Zoppas. Una solidarietà che diventerà legge perché nel 2003, la condanna a Romiti sarà revocata perché il fatto non costituisce più reato, non è più previsto come reato dalla egge. Val la pena di ricordare un altro episodio che avveniva proprio nei giorni in cui veniva pubblicata questa lettera: un imprenditore onesto che fabbricava autobus e non voleva saperne di pagare tangenti, perde una gara per la fornitura all’ATM di Milano. Aveva investito molto, si era indebitato perché le caratteristiche del bando le aveva soltanto lui; l’appalto se lo porterà a casa l’Iveco della Fiat. Ambrogio Mauri, per non affrontare la difficoltà di licenziare i suoi dipendenti, si spara al cuore. Alla famiglia non è mai arrivata una lettera di solidarietà dalla spina dorsale del paese, che continua a fare corpo unico con questa classe politica. E finché questo corpo unico non si spezzerà, il cuore della corruzione nessuno lo toccherà.

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