Al “Cannavale” si insegna la Giornata della Terra
I piccoli allievi della scuola elementare di Piedimonte hanno “seminato” il futuro.
Nella giornata di ieri tutti i fedelissimi dei Social Network hanno avuto modo di ricordare, o per molti sarebbe il caso di dire scoprire, la giornata mondiale della Terra, una giornata di sensibilizzazione su una tematica di fondamentale importanza come il rispetto del pianeta che ci ospita e che assume, alla luce del recente referendum sulle trivellazioni in Italia, dei connotati ancora più forti e, se vogliamo, stridenti.
Nata nel 1970 per volontà delle Nazioni Unite, la Giornata Mondiale della Terra ha raggiunto una maggiore popolarità mediatica solo negli ultimi anni coinvolgendo qui in Italia famosissimi cantanti come Pino Daniele, Morcheeba, Carmen Consoli e tanti altri che hanno prestato le loro voci per concerti a favore della sensibilizzazione sul tema.
Dai grandi personaggi dello spettacolo ai piccoli cittadini del futuro, il passo è breve e così, vista la necessità di insegnare per tempo alle nuove generazioni il rispetto per l’ambiente e l’amore per la madre Terra, ecco che il plesso scolastico di Piedimonte ha deciso di far conoscere a due delle sue classi elementari questo tema facendo toccare loro con mano la terra per “seminare il futuro”.
Accompagnati dalle insegnanti Carmen Vuoso, Anna Maida e Rosanna Mollica e guidati presso la Tenuta del Cannavale “Ischia Bio”, a Fiaiano, dalla guida escursionistica ed educatrice ambientale Marianna Polverino, i piccoli coltivatori per un giorno delle seconde A e B hanno avuto modo di scoprire il nome di diversi fiori, piante selvatiche ed ortaggi e di piantarne materialmente alcuni imparando così che il rispetto della Terra parte dalla semplicità di un gesto antico ma fondamentale: chinarsi al cospetto della natura e preservarla aiutandone la conservazione.
Nella prossima settimana ad essere coinvolti in questo progetto saranno le classi elementari di Buonopane e a fine maggio i bambini dei due plessi ritorneranno presso la Tenuta gestita dall’avvocato Antonio Rispoli per ammirare i frutti del loro impegno odierno di semina. Un modo, questo, di far vivere loro la
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lunedì 25 aprile 2016
martedì 1 marzo 2016
L' unica strada
energie e ambiente
Barano d' Ischia,
Davide Iacono,
Orto sociale,
Prodotti BIO
venerdì 17 aprile 2015
Ci vorrebbe un orto in ogni scuola
Realizzare nel cortile di una scuola un orto biologico, dove i ragazzini possono unire i saperi scientifici, storici e geografici al lavoro manuale, vuol dire tornare a usare le mani per scoprire il mondo
di Luciana Bertinato
Un ricordo
Quand’ero bambina mi piaceva restare all’aperto a giocare con la terra, i sassi, i rametti e le foglie. Nei pomeriggi dopo la scuola, assolto il dovere dei compiti, raggiungevo gli amici nella segheria del nonno, un luogo fantastico avvolto dall’intenso profumo del legno appena tagliato.
L’orizzonte si apriva sui campi, dove noi saltavamo i fossi alla ricerca di fiori, insetti e rane, ci arrampicavamo sugli alberi e giocavamo a nascondino tra i tronchi accatastati all’aperto. Divertendoci abbiamo imparato a conoscere il nome delle piante, a distinguerne il colore, l’uso,
la voce.
Poi all’imbrunire il rientro a casa felici, spesso con le ginocchia sbucciate, ma allora i genitori non ne facevano un dramma perché ci lasciavano liberi di avventurarci nei prati, nei cortili e nelle piazze per ore e ore. Oggi tutto è cambiato, ma forse qualcosa no.
Orti per conoscere il proprio corpo e riprendersi il tempo
Alcuni giorni fa, durante un’attività di laboratorio con la terra, ho rivisto la felicità e la spensieratezza della mia infanzia negli occhi dei bambini, intenti a dissodare con zappe, vanghe e rastrelli alcuni fazzoletti di terreno incolto, mettere a dimora semi di fiori, erbe aromatiche e ortaggi, annaffiare le zolle con la giusta quantità d’acqua.Il lavoro della terra regala ai bambini una grande gioia, il rispetto per la natura, le conoscenze dei cicli delle piante e delle stagioni, del modo di produrre il cibo e di alimentarsi correttamente senza creare rifiuti.
Realizzare nel cortile di una scuola un orto biologico, dove i ragazzini possono unire i saperi scientifici, storici e geografici al lavoro manuale, vuol dire tornare a usare le mani per scoprire il mondo. La terra, vissuta come via educativa, è un’ottima maestra: spezza i ritmi frenetici che sono entrati con prepotenza nelle nostre aule, ci insegna a rallentare e a rispettare i tempi naturali, a saper attendere in quest’epoca senza più tempi di attesa.
Può essere inoltre un’occasione per ritrovare la buona abitudine al fare consapevole, a riflettere e a documentare, secondo le regole della pedagogia induttiva che parte dall’esperienza e ritorna ad essa trasformandola in concetti e apprendimenti duraturi. I ragazzini di oggi, che sanno utilizzare con facilità il computer e muovono velocissimi il pollice per scrivere i messaggi al cellulare, spesso sono incapaci di usare bene le mani.
Adoperare con precisione semplici strumenti seguendo una regola e sperimentare in forma creativa diversi materiali li stimola ad esercitare la manualità, necessaria allo sviluppo di abilità oculo-manuali e di controllo del tono muscolare. Prendersi cura della terra e dei suoi elementi favorisce l’acquisizione di una maggiore confidenza con il proprio corpo, l’autonomia, l’autostima, l’equilibrio. “Se faccio capisco, se ascolto dimentico. O la scuola è un laboratorio dove insieme si elaborano saperi e cultura o è una palestra dove si addestrano le nuove generazioni”, scriveva Célestin Freinet.
Orti per la pace
Con l’obiettivo di educare alla cittadinanza attiva in tanti cortili delle nostre scuole sono nati gli orti didattici che uniscono la pratica alla teoria, recuperando abilità manuali perdute, e intrecciano scambi con la comunità: in ogni scuola si può trovare un papà o un nonno dal pollice verde disposti a dare una mano nella coltivazione.Il discorso vale anche nei confronti dei genitori immigrati, come racconta l’esperienza della rete degli orti di pace: un bellissimo esempio di educazione alla multiculturalità. Sulla scia delle numerose esperienze attuate in mezza Europa, anche in molte città italiane si stanno diffondendo gli orti urbani, piccoli appezzamenti di terra pubblici messi a disposizione dei cittadini per seminare e raccogliere i frutti. Un modo utile per coltivare il risparmio consumando prodotti sani e a chilometro zero, semplice per recuperare gli spazi urbani abbandonati al degrado, importante per stringere legami tra le generazioni.
Se i ricordi sono tracce del nostro viaggio che il tempo leviga in forme e misure diverse, un piccolo orto può aiutare i bambini di questa generazione tecnologica a ritrovare un contatto autentico con la natura e, attraverso essa, un profondo legame con la vita.
energie e ambiente
Davide Iacono,
Orto sociale
domenica 10 agosto 2014
Progetto orti etici: l’agricoltura sociale diventa realtà
Un chilo di prodotto di agricoltura sociale biologica, venduto in modo diretto ai consumatori al prezzo di mercato di 1,70 euro, assicura un margine di 0,35 euro per il progetto e consente un risparmio per le famiglie che li acquistano di 0,70 euro al kg rispetto ai normali canali di mercato, è la stima compiuta dall’Universitè di Pisa, che dal 2009 ha avviato il progetto Orti Etici, realizzato con il lavoro di persone a bassa contrattualità che compiono un percorso socio-riabilitativo tramite pratiche agricole e zootecniche.
L’analisi è contenuta in una tesi di Salvatore Griffo, 29 anni, originario di Bovalino Marina (Reggio Calabria), neolaureato in Produzioni agroalimentari e gestione degli agroecosistemi, evidenziando, spiega una nota dell’ateneo pisano, “il contenuto economico e sociale dei prodotti di agricoltura sociale con dati semplici, che fanno perè chiarezza sull’idea di coproduzione”. Dalla tesi emerge anche che al contenuto sociale se ne sommano altri: ogni chilo di verdura di agricoltura sociale realizza 6 minuti di lavoro inclusivo portando spesso un risparmio nell’uso dei farmaci consumati e rendendo le persone da percettori di assistenza a produttori di reddito e, dal punto di vista pubblico, consente il risparmio di 0,74 euro di spesa pubblica, per l’incremento di efficacia degli esiti sulle persone, ma anche per la differenza tra il costo del progetto Orti etici e altre ipotesi consuete di intervento.
Orti Etici – spiega Francesco Paolo Di Iacovo, relatore della tesi – è realizzato sui terreni condotti a San Piero, dal centro di ricerca interdipartimentale “Avanz”, in collaborazione innovativa con la cooperativa sociale Ponte Verde e con l’azienda agricola Bio-Colombini: l’iniziativa promuove formazione e inclusione sociale e lavorativa per persone inviate dai servizi per le tossicodipendenze, per l’esecuzione della pena all’esterno del carcere e dal distretto di salute mentale. Dal 2009 ha formato e incluso circa 50 persone assicurando, allo stesso tempo, la produzione di cibo fresco, locale, prodotto con tecniche biologiche.
FONTE
L’analisi è contenuta in una tesi di Salvatore Griffo, 29 anni, originario di Bovalino Marina (Reggio Calabria), neolaureato in Produzioni agroalimentari e gestione degli agroecosistemi, evidenziando, spiega una nota dell’ateneo pisano, “il contenuto economico e sociale dei prodotti di agricoltura sociale con dati semplici, che fanno perè chiarezza sull’idea di coproduzione”. Dalla tesi emerge anche che al contenuto sociale se ne sommano altri: ogni chilo di verdura di agricoltura sociale realizza 6 minuti di lavoro inclusivo portando spesso un risparmio nell’uso dei farmaci consumati e rendendo le persone da percettori di assistenza a produttori di reddito e, dal punto di vista pubblico, consente il risparmio di 0,74 euro di spesa pubblica, per l’incremento di efficacia degli esiti sulle persone, ma anche per la differenza tra il costo del progetto Orti etici e altre ipotesi consuete di intervento.
Orti Etici – spiega Francesco Paolo Di Iacovo, relatore della tesi – è realizzato sui terreni condotti a San Piero, dal centro di ricerca interdipartimentale “Avanz”, in collaborazione innovativa con la cooperativa sociale Ponte Verde e con l’azienda agricola Bio-Colombini: l’iniziativa promuove formazione e inclusione sociale e lavorativa per persone inviate dai servizi per le tossicodipendenze, per l’esecuzione della pena all’esterno del carcere e dal distretto di salute mentale. Dal 2009 ha formato e incluso circa 50 persone assicurando, allo stesso tempo, la produzione di cibo fresco, locale, prodotto con tecniche biologiche.
FONTE
energie e ambiente
Barano d' Ischia,
Davide Iacono,
movimento 5 stelle,
Orto sociale,
Prodotti BIO
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