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lunedì 14 novembre 2011

Azioni per uno sviluppo sostenibile

Un progetto come la decrescita è certamente un progetto affascinante e condiviso da molti sognatori, ma quando si tratta di passare ai fatti, di concretizzarne i principi, è capace di spiazzarci, poiché minaccia le nostre comode e consolidate abitudini di consumatori acritici e pigri. In realtà basterebbero otto azioni molto semplici per avviare il cammino virtuoso verso uno sviluppo sostenibile, e per farlo è innanzitutto necessario “decrescere”, imparare a fare a meno del superfluo e iniziare a concepire lo spreco delle risorse come la più stupida e ingiusta delle azioni.
Il circolo delle “otto R” di Serge Latouche identifica otto passi fondamentali da compiere per realizzare la Decrescita: Il Circolo delle otto R:
Rivalutare -Riconcettualizzare- Ristrutturare- Ridistribuire- Rilocalizzare- Ridurre -Riusare -Riciclare.
1. RIVALUTARE Riconsiderare i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che abbiamo adottato per osmosi, ma che in realtà non ci appartengono e sono frutto di bisogni indotti dal mercato e dal
martellamento pubblicitario. Un sano egoismo dovrà prevalere sul finto altruismo, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello e l’efficiente sul degrado e sullo spreco, il razionale sull’irrazionale.
2. RICONCETTUALIZZARE Riappropriarsi dei concetti rubati, delle parole distorte ad uso e consumo pubblicitario e tornare ad usare il pensiero critico, interrogandosi razionalmente sul senso delle cose. Questo cambiamento si impone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’immaginario economico. È più ricco chi possiede più risorse o più denaro? Una buona teoria del valore dovrebbe considerare che le cose dovrebbero avere un senso prima ancora di avere un prezzo. (Ha senso comprare asparagi peruviani o vino californiano solo perché costano leggermente meno dell’equivalente locale? L’impatto ambientale di un prodotto che ha consumato 20 litri di kerosene per “atterrare” sugli scaffali di un supermarket dall’altra parte del globo può essere assorbito dal prezzo di vendita? Assolutamente no, è evidente).
3. RISTRUTTURARE Adattare e convertire in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, gli stili di vita, così da orientare la società verso la decrescita. In senso strettamente architettonico, anzi urbanistico, puntare sul riuso e sul recupero dell’esistente, piuttosto che sull’occupazione di suolo agricolo e sulla cementificazione selvaggia del territorio. Quanto più questa ristrutturazione (in senso lato) sarà radicale, tanto più si innesterà un circolo virtuoso che porterà sempre più persone ad avviarsi verso la Decrescita.
4. RILOCALIZZARE Consumare essenzialmente prodotti locali, a km zero, frutto della biodiversità endemica dei luoghi. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica dovrà essere presa partendo dallascala locale, per uno sviluppo davvero sostenibile. Inoltre, se è vero che le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti delle merci devono invece essere ridotti al minimo, abbattendo drasticamente i costi, i consumi e le ripercussioni ambientali legate ai trasporti.
5. RIDISTRIBUIRE Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti quei paesi sottosviluppati le cui ricchezze e risorse sono sfruttate colonialmente dalle grandi superpotenze democratiche.
6. RIDURRE Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta (attualmente servirebbero quattro pianeti Terra per soddisfare il fabbisogno della moderna società energivora, ovvero stiamo consumando più di quanto il nostro pianeta non riesca a rigenerare). La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore da 1 kW acceso di continuo. Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia.
7. RIUTILIZZARE Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua abitudine allo spreco che caratterizza i paesi ricchi da ormai mezzo secolo.
8. RICICLARE Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle attività umane, prendendo come modello i virtuosi paesi scandinavi e i sistemi più moderni ed efficienti di raccolta differenziata porta a porta. Va inoltre ricordato che maggiore è la quantità di rifiuti differenziati, minore è la quantità di rifiuti che finiscono per essere “termovalorizzati”. Queste otto azioni lungimiranti sono a tutti gli effetti atti rivoluzionari ma, al tempo stesso, sono anche un ritorno intelligente al passato. Se la Decrescita è il “cosa”, le Otto R sono il “come”. Queste, ovviamente, non pretendono di essere LA risposta, unica ed esauriente, ma UNA risposta; sufficientemente ragionevole ed efficace per costruire una base comune da cui (ri)partire per (ri)trovare la giusta rotta, ovvero uno stile di vita responsabile, dai ritmi sostenibili tanto per l’Uomo quanto per il Pianeta che ci ospita. Tutto ciò comporta una forte presa di coscienza, e non si può sperare che un simile sforzo possa partire dall’alto delle istituzioni, è necessario che i singoli inizino da soli tale cammino, ognuno nel proprio lavoro e nella propria quotidianità. Una cosa molto simile al downshifting (o simple living), ovvero quel fenomeno in espansione di origine anglosassone che riguarda la scelta di vita da parte di diverse figure di lavoratori, particolarmente i liberi professionisti, di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione dei propri ritmi di lavoro logoranti, preferendo la qualità della vita, l’indipendenza e la libertà ad una dorata schiavitù moderna che porta sì all’accumulo di molti più soldi e beni, ma senza il tempo o le energie necessari per goderseli. La Decrescita dunque è un netto cambiamento di approccio, un invito a rallentare, ma non solo: è un invito anche a riprendere il controllo della nostra vita, scalando la marcia e chiedendosi se la meta finora perseguita non sia forse da ripensare.
FONTE 

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