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mercoledì 28 marzo 2012

Si è aperto il pozzo dell'inferno

Colossale fuga di gas nel Mare del Nord 
Bellona: «Si è aperto il pozzo dell'inferno»

La Total ha annunciato ieri sera che la colossale fuga di gas in atto sul sito di Elgin, nel Mare del Nord al largo della Scozia, era ancora in corso e di aver evacuato 332 lavoratori: 258 da Elgin e il resto dalla piattaforma Shearwater a 6 km da Elgin e dalla Hans Deul gestita dalla Shell. La multinazionale francese ha avviato un piano di emergenza ed ha mobilitato un team per la gestione della crisi ad Aberdeen e sta seguendo l'evoluzione della situazione utilizzando navi inviate nei dintorni del pozzo di Elgin, mentre assicura che la sua filiale Britannica, Total EP UK Limited, è in contatto con le autorità competenti. Sono state create una zona di esclusione ed una no-fly zone intorno ad Elgin. Gli aerei sono autorizzati a volare a una distanza di 4,8 km e ad un'altezza non inferiore a 1.212 metri, e le imbarcazioni devono mantenersi ad una distanza di 2 miglia nautiche. In realtà la Total sta combattendo contro un'enorme a perdita di gas originatasi dalla sua Elgin/Franklin North Sea che starebbe avvenendo a circa 2 kg al secondo. La multinazionale ha mobilitato la jack-up Rowan Gorilla V per vedere se è possibile eseguire una trivellazione che fermi o riduca la fuga di gas in corso, un'operazione che potrebbe richiedere mesi. Le preoccupazioni ambientali per l'immissione di una grande quantità di gas serra in atmosfera crescono e il presidente dell'associazione ambientalista/scientifica Bellona, Frederic Hauge, spiega: «Stimiamo che
il totale potenziale di gas a effetto serra del deposito sia di circa 0,56 Gigatonnellate di CO2. Questo si basa su una produzione annua di 67 miliardi di metri cubi standard.
La pressione nel pozzo è 200-300 bar, superiore a Macondo (il pozzo del famigerato sversamento della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, ndr) . Se non si riesce a tamponare questa perdita è probabile che continuerà per 10-12 anni. Questo è veramente il pozzo dell'inferno». Le riserve Elgin/Franklin si trovano al largo di Aberdeen, in un'area ad elevata attività petrolifera. I campi gasieri sono collegati e l'area contiene una grande quantità di pozzi fino a 6000 metri di profondità e mantiene pressioni e temperature estreme: durante la perforazione di Elgin/Franklin nel 2003, si è registrato il record mondiale per la pressione e la temperatura: tra i 600 e 1.100 bar e i 200 gradi Celsius. L'esplosione della Deepwater Horizon si è verificata a 896 bar. Il campo in cui si trova la piattaforma è stato scoperto nel 1991. Secondo Bellona «Ci sono stati incidenti al pozzo oppure ci si è andati più volte pericolosamente vicini, tra cui un grave incidente nel 2005. Altre gravi carenze di sicurezza sono state rivelate in questo campo». Ma David Hainsworth, responsabile salute, sicurezza e ambiente di Total E & P UK, minimizza: «Il gas viene rilasciato dalla piattaforma del pozzo di Elgin a bassa pressione, circa cinque bar, e proviene da una riserva non produttiva al di sopra della formazione di Elgin». Secondo lui la fuga potrebbe anche «fermarsi da sola oppure diminuire consentendo così di utilizzare le attrezzature necessarie per bloccarla». Ma Jake Molloy, del sindacato dei lavoratori offshore Rmt-Oilc, Per Molloy l'incidente è probabilmente il più grave nel Mare del Nord britannico dal disastro del Piper Alpha del 1988, dove morirono 167 persone in un'esplosione di gas, il peggior disastro offshore in termini di vite perdute e di impatto sull'industria degli idriocarburiha. Molloy ha detto alla Bbc che potenzialmente esiste ancora la possibilità di una «Devastazione catastrofica. Se la nube di gas in qualche modo trova una fonte di accensione potremmo trovarci di fronte ad una completa distruzione». Molloy ieri aveva rivelato un altro retroscena: «Il pozzo in questione da parecchio tempo stava causando alcuni problemi alla Total ... settimane fa è stata presa la decisione di cercare di chiudere il pozzo, ma poi un incidente si è cominciato a sviluppare durante il fine settimana. Gli ingegneri mi hanno detto che è quasi certo che il gas perde direttamente dal deposito, attraverso il rivestimento del tubo». Precedenti rapporti non confermati, sulla base testimoni, dicevano che il mare sembra "bollente", suggerendo erratamente che la perdita fosse sottomarina. Ma le preoccupazioni vengono soprattutto dalla presenza di gas condensato: ce ne sarebbero almeno 24 tonnellate. Secondo Hauge «Le riserve dell'abbandonato pozzo di trivellazione di Elgin si stima che contengano 15,5 miliardi di metri cubi di gas naturale», ma Hainsworth ribatte che «c'è un ampio margine di incertezza sulla stima della portata della fuoriuscita. E' chiaro che abbiamo avuto una indicazione visiva di una nube di gas. Quello che abbiamo cercato di fare un modello di questo per fare un passo indietro e cercare di stimare quale e come sia il livello delle perdita. Una dato che abbiamo calcolato è di circa 2 chilogrammi al secondo, ma c'è una vasta livello di incertezza in questo», ma poi ha ammesso che potrebbero volerci anche 6 mesi per fermare la fuga e mettere sotto controllo la situazione. Per Hauge alla fine l'ultima possibilità potrebbe essere quella di dar fuoco al gas intenzionalmente, uno scenario presentato come "peggiore". Ma bisogna far presto perché troppo gas nell'acqua impedirebbe addirittura alle navi di soccorso di galleggiare e Malloy conferma: «Questa è una situazione senza precedenti e siamo veramente nel regno dell'ignoto, ma l'urgenza è ora quella di trovare un modo di fermare il flusso di gas». Wullie Wallace, responsabile regionale del sindacato Upstream ha detto che:«Il rischio può anche essere basso, ma la nostra preoccupazione è che se il gas alla deriva colpisca uno qualsiasi degli impianti vicini i risultati potrebbero essere catastrofici» e i lavoratori degli impianti a diverse miglia di distanza hanno riferito di aver visto una nube di gas che avvolge la Elgin accompagnata da una diffusa iridescenza sulla superficie del mare, probabilmente di gas condensato, che ieri si estendeva su 6 miglia marine. «Le informazioni che abbiamo in questo momento indicano che sarà molto impegnativo evitare uno scoppio. Si tratta di una situazione critica che è fuori controllo», ha concluso Hauge.
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