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martedì 8 ottobre 2013

Macello

Sequestrata nello stabilimento Lem una tonnellata di rifiuti animali La trasformazione in farine poteva diffondere la peste africana.
THIESI - L'indicazione era precisa, i sospetti fortissimi. Il nucleo investigativo del Corpo forestale e la Procura di Cagliari sapevano che la Lem, una società napoletana autorizzata a smaltire gli scarti suini nel forno del Tecnocasic, a Macchiareddu, trasferiva la merce in continente. Teste, piedi, interiora, unghie, insomma tutto quel che avanza dopo la macellazione del maiale, venivano triturati, mischiati e trasformati in farine animali che così rientravano nel circuito alimentare. Operazione vietatissima con le carni sarde a causa della peste suina. Il blitz, segretissimo, è stato programmato per venerdì mattina: i rangers si sono appostati e hanno visto il camion della Lem (linea ecologica Mangia) fermarsi e caricare merce prima in un grosso mattatoio di Macchiareddu, poi in uno stabilimento sulla 554, infine in un
centro commerciale del Cagliaritano. Il mezzo pesante con gli avanzi della macellazione di carni suine si sarebbe dovuto dirigere verso l'impianto di Macchiareddu per la distruzione del materiale raccolto, invece ha proseguito. E si è fermato 200 chilometri dopo, a Thiesi. Destinazione: lo stabilimento sardo della Lem. Non si è accorto il camionista delle macchine dei Forestali che lo seguivano. Quando le ha viste era troppo tardi: nel momento in cui sono cominciate le procedure per lo scarico della merce sono entrati in azione gli agenti. Che subito hanno avuto conferma dei sospetti: nonostante per quell'azienda esista un divieto assoluto del Ministero di introdurre nello stabilimento di Thiesi scarti di macellazione suina, i Forestali hanno trovato una tonnellata di sottoprodotti di origine animale (Soa). E poiché da quelle parti non esiste alcun centro di smaltimento, ci sono grandi probabilità che quel carico fosse destinato altrove: l'ipotesi è che la tappa finale fosse lo stabilimento di Caivano, in provincia di Napoli, dove la Lem trasforma i Soa in farine animali. Lavorazione vietatissima con le carni allevate e prodotte in Sardegna a causa della peste suina - africana e classica - e della trichinellosi.
GLI INDAGATI A quel punto è scattato il sequestro della merce che, per motivi sanitari, sarà distrutta al più presto. Intanto il direttore dello stabilimento di Thiesi, Tommaso Gatta, e l'amministratore della Lem, Antonio Mangia, sono finiti sul registro degli indagati con l'accusa di falso e traffico illecito di rifiuti speciali, un reato che attrae la competenza della Procura distrettuale di Cagliari. Nessun provvedimento giudiziario ha invece colpito il conducente del camion che, molto probabilmente, non sapeva nulla. Il blitz della Forestale, coordinato dal sostituto Guido Pani, è scattato a poche settimane dall'apertura di un'inchiesta voluta fortemente dagli inquirenti per stroncare un traffico che danneggia e paralizza l'economia sarda del settore. La Lem, peraltro, è una delle due società (l'altra è l'Agrolip di Macchiaredu, a suo tempo finita nel mirino della magistratura per motivi diversi) autorizzata allo smaltimento dei residui della macellazione. Ma i sottoprodotti, invece di finire nel forno del Tecnocasic, venivano lavorati e reinseriti nel circuito alimentare. Con un rischio altissimo di diffondere la peste suina: le farine animali possono andare in commercio ovunque, in questo modo si viola il divieto di esportazione dei maiali sardi.
I SOSPETTI L'inchiesta è soltanto agli inizi ma la Procura di Cagliari è convinta di essere riuscita a stroncare un traffico che avrebbe potuto creare danni ingenti all'economia della Sardegna. Non solo: col sequestro di Thiesi si può cominciare a capire come mai in tutti questi anni non si siano fatti passi avanti concreti nella lotta alla peste suina, così come anche alla trichinellosi, nonostante gli sforzi della Regione, economici ma non solo. Traffici come quello scoperto a Thiesi potrebbero dare una risposta a tante domande, per questo motivo la Procura distrettuale di Cagliari e il nucleo regionale del Corpo forestale non hanno intenzione di fermarsi. Anche perché la Sardegna sente sul collo il fiato della comunità europea che non vuol correre il rischio che la peste suina si estenda. Il pericolo insomma è quello di veder le frontiere chiuse chissà per quanto tempo ancora. L'inchiesta è stata, dunque, avviata d'ufficio per far fronte a un problema gravissimo che è sanitario ma anche economico, ma le voci di strani traffici sono arrivate subito. Gli inquirenti sono andati a colpo sicuro: non immaginavano di trovare una tonnellata di merce ma avevano fortissimi sospetti sulla società dei fratelli Mangia. Non a caso le macchine della Forestale seguivano da giorni il camion della Lem nel Cagliaritano.
I SILENZI Del clamoroso blitz di venerdì, che si è concluso nelle prime ore di sabato, non parla nessuno: bocche cucite in via Biasi e pure in piazza Repubblica. Si sa soltanto che gli scarti di macellazione sono stati trovati all'interno di un capannone nello stabilimento che si trova all'ingresso dell'area industriale di Thiesi. Il sequestro dovrà essere comunque convalidato dal giudice per le indagini preliminari e, nonostante l'inchiesta sia competenza della distrettuale di Cagliari, in questa fase le carte sono state trasmesse ai magistrati sassaresi. Il pm Giovanni Porcheddu chiederà la conferma del sequestro al gip, successivamente gli atti saranno spediti al pm Pani.
di Maria Francesca Chiappe L'unione sarda. 

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